Ufficio Stampa: il silenzio non paga. Mai!

Ufficio Stampa: Il Silenzio Non Paga. Mai!
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Il canovaccio dei miei approcci giovanili con il capo ufficio stampa del Comune che coprivo come corrispondente per un quotidiano era, più o meno, questo:

“Ciao Beppe, che notizie ci sono?”
“Niente, niente…”

La figura istituzionale deputata ad aiutare il cronista a districarsi all’interno di un ente pubblico che amministrava la vita di decine di migliaia di persone non trovava nulla di meglio da fare che trincerarsi dietro un placido e compiaciuto silenzio. Quel silenzio, per noi giovani giornalisti del posto, era come il BANG che dà il via alla caccia al tesoro: “Niente notizie, molte notizie!”

Il problema del silenzio del capo ufficio stampa del Comune era dovuto al fatto che il personaggio in questione sentiva “di essere qualcuno” e si identificava fin troppo spesso con i vertici politici da cui in qualche modo dipendeva. Elargire poche e frammentate notizie, quindi, era dal suo punto di vista un modo per proteggere da occhi e taccuini il “buon operato della Pubblica Amministrazione”. O le sue magagne.

L’effetto che sortiva, però, era l’esatto contrario. Come al bambino al quale neghi di aprire QUEL cassetto, suscitando in lui un massimo interesse solo e soltanto per QUEL cassetto, così a noi, dopo quelle risposte vane ed evasive, “prudevano le mani” e ci mettevamo alla ricerca di spunti, fatti, inciuci, delibere, riunioni più o meno segrete da spiattellare con orgoglio il giorno successivo sui nostri rispettivi fogli. E questo non perché fossimo dei grandi cronisti d’assalto, ma perché al massimo entro le due del pomeriggio la redazione centrale avrebbe chiamato esigendo minimo sessanta righe di cronaca istituzionale dal Comune.

Ora, un giornalista queste cose lo sa anche se, invece di scrivere su un giornale, dirige un ufficio stampa. E sa, o dovrebbe sapere, che le notizie in qualche modo filtrano sempre. Meglio, dunque, che filtrino attraverso l’ufficio stampa, senza rischiare di farle colorire dal racconto di un ragioniere capo, di un addetto alle fotocopie, di una segretaria incontrati nei corridoi.

Il fatidico “no comment”, così in voga un po’ d’anni fa e che sembrava conferire un aura di fascino e mistero a chi lo pronunciava mentre era ricorso da uno stuolo di telecamere e taccuini, oggi può solo indispettire stampa e pubblico, dando l’idea o che si è impreparati o che si vuole nascondere volutamente qualcosa.

Insomma, il silenzio non paga. Ricoprire un ruolo di rilevanza pubblica e lasciare a secco per troppo tempo gli organi di informazione e quindi i cittadini può solo nuocere. L’ignoranza genera leggende, e le leggende non sempre sono benevole con i propri protagonisti.

L’ideale, anzi, sarebbe disciplinare e regolare il flusso di notizie in uscita. Avere sempre pronto un cassetto da favorire al pubblico, come le nonne di una volta che “nascondevano” sempre nello stesso mobile e sempre nello stesso posto proprio la nostra barretta di cioccolata preferita.

Alimentare con una certa costanza e ragionevolezza le informazioni in possesso dei nostri collaboratori, dei giornalisti, di chi ci sta intorno in generale, ha l’immediato beneficio di distendere i rapporti, stemperare le tensioni, ed evitare che attenzioni morbose inizino a concentrarsi su un aspetto specifico, che magari vogliamo tenere un po’ più celato.

Un bambino rifornito costantemente di dolciumi e patatine, la sera non cenerà. Ma diventerà obeso. E non ne capirà il perché.

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Autore: Silvestro Giannantonio
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