Ufficio Stampa: I Bisogni Latenti Dei Media

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“Poi ci mandate il link al girato grezzo della conferenza, come l’altra volta?”
“A essere sinceri l’altra volta ci eravamo affidati ad un service esterno…”
“Sì, capisco… A che ora sarà disponibile il girato grezzo? Devo montare il servizio entro le 13!”

Non tutte le richieste fatte a un ufficio stampa da giornalisti e operatori sono strampalate. Un motivo ci sarà se il collega vi chiede sempre “qualcosa” che vada oltre il classico comunicato o la canonica conferenza stampa. File, immagini, video da condividere o agilmente scaricabili, se non già predisposti su una penna Usb, sono un esempio che tutti conosciamo. Ma capita di dover gestire anche richieste più particolari come visite in anteprima a determinate mostre o scatti esclusivi di un tal incontro riservato. Ovviamente è anche il nostro datore di lavoro a poter avanzare richieste in grado di “alzare l’asticella” di un normale ufficio stampa: una reportistica sempre più curata e minuziosa, una marcata presenza sui social, ritocchi a determinate immagini da diffondere ai media.

Tutta la partita si gioca sul campo dell’analisi dei bisogni dei soggetti con cui dobbiamo confrontarci: gli operatori dell’informazione da un lato, il committente dall’altro. Cosa vogliono precisamente da noi? Quali sono le loro reali aspettative?

L’analisi dei bisogni è ormai materia di studio, dalle università ai corsi di formazione aziendale.

Esistono in primo luogo bisogni impliciti: la loro soddisfazione è data per scontata da chi ci sta di fronte. Si tratta di bisogni a riconoscimento inverso che comportano, nel caso di mancata soddisfazione, una reazione pesantemente negativa da parte del proprio interlocutore. Siamo all’ABC della professione: zero errori grammaticali nei comunicati, corretta impaginazione del testo, email con allegati non danneggiati o illeggibili, per fare qualche esempio. Come l’acqua calda negli hotel, per intenderci!

Ci sono poi i bisogni espliciti, che rispondono alla richiesta cosciente da parte del proprio interlocutore di personalizzare il servizio che gli viene erogato. In questo caso la soddisfazione viene riconosciuta e apprezzata in modo manifesto: rassegna stampa disponibile sin dalle prime ore del mattino, o con un indice ai link inviato via email al top management; gadget a tema ai giornalisti in occasione del lancio di un determinato prodotto; accrediti stampa personalizzati che diventeranno poi souvenir da ostentare in redazione.

Ma ciò che segnerà la differenza tra il vostro ufficio stampa e un concorrente sarà la capacità di cogliere e soddisfare i bisogni latenti, quelli di cui il nostro interlocutore non ha ancora piena consapevolezza: la loro soddisfazione genererà una piacevole sorpresa e una forte fidelizzazione.

Quale è stato il primo ufficio stampa a consegnare assieme alla cartella cartacea anche un supporto multimediale? Chi ha capito per la prima volta che gli operatori radiotelevisivi avevano bisogno di file audio/video (anche grezzi ma di buona qualità) per poter preparare un servizio anche senza impegnare una troupe per tutta la durata di un evento? Chi per primo ha sostituito la casella di posta elettronica al fax per accettare una richiesta di accredito? Visionari, innovatori… fatto sta che una volta imboccata quella strada, nulla sarà più come prima. Quello che prima era un bisogno latente, diventerà immediatamente un bisogno esplicito e allora guai a deluderlo!

Provate a diffondere un comunicato stampa semplicemente su carta intestata, senza l’ausilio di email e sito web: chi lo riprenderà più? D’altra parte, se salite su una Freccia in prima classe non vi danno una copia del giornale non ci rimanete male?


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Autore: Silvestro Giannantonio
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