Social Media Journalism: a Trump non piace la Statua della libertà

Social media journalism

Parliamo di Social Media Journalism e di Fake news e Fact checking.

Trump ha deciso di buttare giù la Statua della libertà perché è vecchia brutta e incita all’immigrazione. Questa notizia arriva da Associated Press, una fonte attendibile quindi.

L’impulso è di condividerla subito, è così notiziabile che quasi non sembra vera.
Appunto, e se fosse non fosse vera, se fosse una bufala? Meglio verificare la notizia, cercare su altre fonti, chiamare direttamente Associated Press.

Nel tempo di questa ricerca e verifica della fonte, i giornali concorrenti potrebbero dare la notizia e il tuo giornale arriverebbe in ritardo, che figuraccia sarebbe.

Che dilemma, cosa fare?

Barbara Sgarzi, autrice del libro sui Social Media, edito da Apogeo è ospite dell’ Open Day Social Media Journalism di Eidos Communication il 21 febbraio, via Cavour 50a dalle 10 alle 16.30. La docente spiegherà cosa significa lavorare nel mondo del Social Media Journalism, quali sono gli strumenti di fact checking, come interagire con i lettori con line, come scrivere per essere letti e condivisi.

Alla fine la notizia su Trump era falsa e la scelta di non condividerla era quella giusta, ma quando si parla di fake news sembra una lotteria: 50% di possibilità che siano vere o false.

Il giornalismo corre veloce da quando ci sono i social, richiede competenze che vanno oltre la passione e il saper scrivere. Se una volta si entrava in una redazione e ci si rimaneva per vent’anni, oggi i giornalisti sono free lance dalle tante capacità; imprescindibile quella di saper comunicare sui social.

Le organizzazioni hanno compreso l’importanza di affidarsi e inserire nello staff interno almeno un giornalista con competenze di Social Media Journalism. Basta pensare ad ENI e al media team di cui si è dotata, guidato dal giornalista e media-expert Daniele Chieffi che ha difeso l’azienda dagli attacchi televisivi di Report. Un caso unico dove Tv e social si battevano live a colpi di dichiarazioni on line; gli utenti esterni erano attivamente coinvolti e sostenitori di una delle due parti.

Al di là di chi avesse ragione o torto, il caso Report vs Eni ha confermato l’esigenza per ogni azienda di dotarsi di professionisti della comunicazione, meglio se giornalisti.

E’ evidente ormai che si è aperta una nuova professione, in realtà una specializzazione, quella del Social Media Journalist. Si tratta di abbinare alle competenze classica del giornalista, nozioni di web, di gestione di social, di montaggio e di grafica.

A Roma, Eidos Communication propone lezioni di Social Media Journalism, in particolare nel Master in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo, per integrare la formazione dei giornalisti di oggi e di domani con le competenze moderne, così come sono richieste effettivamente dal mercato del lavoro.

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