Quanto è cambiata la Lega con l’avvento di Matteo Salvini?

La Lega di Bossi era un partito fortemente identitario, etno-regionalista, ancorato al popolo del Nord. Un partito, che grazie alla narrazione bossiana, diventava il popolo della Padania.

Questo profilo identitario era esaltato attraverso l’utilizzo di determinati simboli e da un linguaggio spesso semplice e scurrile, intervallato da espressioni dialettali (venete o lombarde), capace di creare una solida identificazione della base con il leader e il partito.

Anche la Lega di Maroni, sebbene maggiormente istituzionalizzata, rappresentava integralmente le istanze del popolo del Nord. Quella Lega si caratterizzava inoltre per una conformazione ibrida. Organizzazione e presenza capillare sul territorio (che ne garantiva il voto d’appartenenza) e preminenza di una leadership indiscussa, tipica dei partiti della Seconda Repubblica. 

La nuova Lega di Salvini è invece un partito completamente differente, a partire dal proprio posizionamento, scientemente trasversale, che ne rende difficoltosa la categorizzazione sotto un’unica etichetta. Matteo Salvini, il militante di base fattosi leader, il rappresentante della continuità nella discontinuità, riesce incredibilmente a trasformare in pochi anni la Lega, cambiandone la pelle e l’identità.

Pian piano egli opera un rebranding, sia visivo che valoriale. Cancella il tema secessionista e trasforma la Lega in partito nazionale e nazionalista. Lo fa puntando tutto sulle sue capacità di leadership, tant’è che fonda pesino altri partiti. Prima “Noi con Salvini” (pensato per il Sud), e poi addirittura “Lega per Salvini Premier” (che coesiste attualmente con la ancora viva Lega Nord).

I suoi messaggi chiari e semplici, come la presenza costante in tv, hanno permesso al segretario lombardo di risollevare le sorti della Lega, ma anche di renderla sostanzialmente un’emanazione del proprio leader. La Lega è oggi un partito estremamente verticistico, personale, e pieno di contraddizioni, camaleontico come il suo Capitano.

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Altra caratteristica fondamentale della Lega di Salvini (il quale rappresenta oggi la perfetta sintesi di quel “leader postmoderno” ipotizzato anni fa da Bordignon nel suo “Il partito del Capo”) è la forte spinta espansiva. Salvini vuole allargare la base del proprio consenso, vuol raccogliere voti non solo in territori lontani ed opposti al nord, ma anche in elettorati differenti.

Il Capitano ha letto ed interpretato meglio degli altri i risultati della crisi economica, e da lì ha creato il progetto di costruire una Lega interclassista, nuova, che sappia parlare in maniera chiara e a tutti. Egli ha raccolto un partito (e per certi versi un popolo) in crisi d’identità, con la paura del futuro, e gli ha dato una leadership forte, visibile, radicale.

Lo ha fatto soprattutto, come dicevamo, attraverso le sue capacità comunicative.

La sua è una comunicazione divisiva, polarizzante, capace di creare contrapposizione. Egli sceglie, di volta in volta, un nemico rappresentativo, che possa essere riconducibile ad una particolare corrente di pensiero, e su di lui canalizza la propria aggressività.

Se all’inizio del suo mandato il nemico era l’euro, la Lega fa suo il motto “Prima gli italiani”. Uno slogan  che si basa su una lunga e costante campagna anti immigrazione, con al centro antagonisti come Laura Boldrini o Roberto Saviano.

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Proprio riguardo questo tema – da un’analisi semestrale svolta personalmente sulla comunicazione di 7 leader politici italiani su Facebook, e chiusasi praticamente a 6 mesi dalle politiche 2018 – si evince come il segretario della Lega tratti l’argomento dei flussi migratori addirittura nel 41,8% dei suoi post, e sempre in chiave negativa e securitaria.

Da ciò possiamo notare l’importanza della reiterazione del messaggio nella comunicazione del leader della Lega. I suoi contenuti martellanti creano un frame che diventa poi decisivo al momento del voto. In un certo senso egli costruisce il campo di battaglia su cui poi si giocherà l’intera campagna elettorale.

Salvini detta l’agenda mediatica. La sua comunicazione è veloce e puntuale nell’esprimersi sui fatti e sui temi. Infine, impossibile non citare l’incredibile capacità salviniana di utilizzare alla perfezione il trittico TRT, ovvero tv, rete, territorio. In tv è sempre presente, e soprattutto è efficace, a suo agio in ogni contesto. Gira il territorio, è sempre in campagna elettorale, e soprattutto ha una resistenza fisica che altri non hanno, e che gli permette di passare ore ed ore a scattare selfie, accontentando tutti.

Ma è soprattutto sulla rete che egli ha una presenza praticamente maniacale. E’ infatti il politico italiano che posta di più, e che gli algoritmi di Facebook riconoscono come più efficace, poiché posta spesso video o comunque contenuti brevi, fruibili rapidamente e con una notevole capacità di engagement. Attraverso la rete egli riesce inoltre a disintermediare completamente il rapporto tra sé e i suoi follower, e a plasmare la comunicazione dei militanti sulla sua.

Dove può arrivare la Lega di Salvini?

Quest’anno di governo coi 5 stelle ci ha mostrato come La Lega abbia goduto dello stesso posizionamento trasversale dell’alleato di governo, ma senza quell’aura di incertezza e volubilità. Infatti ha potuto intestarsi, più che leggi e battaglie, la vena decisionistica e anti establishment che ha fin qui caratterizzato il governo gialloverde.

Le opzioni sono due: la prima è cercare di rendere la Lega “il partito della nazione”. Un partito che sia di lotta e di governo, che sappia dare risposta ad istanze trasversali, e che possa incontrare il favore della maggioranza dell’elettorato.

La seconda opzione è restare fermamente ancorato all’idea di un sistema politico governato dall’alternanza, dove vi siano due blocchi contrapposti che trovano la propria ragion d’essere nella differenziazione valoriale rispetto al polo opposto. In questa seconda fattispecie, il naturale posizionamento della Lega sarebbe nell’alveo del centrodestra.

In ogni caso è ormai chiaro che, essendo diventato un partito personale, il destino della Lega è legato a doppio filo a quello del suo Capitano.

 

 

Michael Egidi, studente del Master Eidos in Consulenza politica e Marketing elettorale 

 



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