Public speaking: trucchi di storytelling per un discorso vincente

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Ricorrere allo storytelling durante un’occasione di public speaking può sembrare facile, ma è bene non lasciarsi ingannare dalle apparenze, perché possono portare a compiere errori non indifferenti. Integrare con lo storytelling le proprie tecniche di public speaking significa seguire delle direttive specifiche utili a rendere il discorso più incisivo, e soprattutto capaci di farlo risaltare dall’overload informativo generale che caratterizza l’esperienza degli utenti.

Affinare le proprie abilità di public speaking vuol dire tenere presente che seguire delle regole per lo storytelling è ancora più decisivo rispetto a qualche anno fa, dal momento che oggi i destinatari del messaggio incontrano ogni giorno tantissimi esempi di narrazione – non sempre caratterizzati da qualità e chiarezza – presenti sulle piattaforme di networking.

Esistono trucchi di storytelling per un discorso vincentein grado di rimanere impresso sul lungo termine? La risposta è affermativa. La storia del public speaking ci ha insegnato tanto a questo proposito e noi oggi vogliamo ripercorrere alcune tappe fondamentali, per capire quali consigli sia possibile ricavare.

  • La situazione problematica: tra le regole più importanti quando si parla del rapporto tra trucchi di storytelling e public speaking vincente è fondamentale ricordare la necessità di presentare al pubblico una situazione problematica. Perché le storie affascinano da sempre? Perché propongono all’utenza un percorso di cambiamento, un iter di risoluzione che parte da un contesto difficile o conflittuale per raggiungere una situazione positiva.

Facciamo un esempio storico per comprendere questo punto: andiamo a osservare il celeberrimo discorso ai neolaureati di Stanford, che ha visto un magistrale ricorso alle tecniche di storytelling da parte di Steve Jobs. Come è stata aperta questa indimenticabile occasione di public speaking? Proprio con la presentazione di una situazione problematica – la difficoltosa condizione socioeconomica di Jobs – ha avuto inizio il discorso, e tale particolare ha senza dubbio stimolato la curiosità dell’uditorio.

  • Ironia nelle giuste dosi: aprirsi agli accorgimenti tecnici di storytelling per rendere incisivo il proprio approccio al public speaking significa non dimenticare che l’ironia, esattamente come l’appena ricordata presentazione di una situazione problematica, è nodale per tenere alto il coinvolgimento dell’utente e per lavorare di empatia. Risulta oltremodo importante non eccedere, fare in modo che i richiami ironici siano sapientemente dosati e non inficino la scorrevolezza della narrazione. Facciamo un altro accenno alla storia per capire meglio questa regola.

Gli esempi di public speaking di qualità messi in campo Barack Obama hanno fatto scuola dal punto di vista tecnico, e noi oggi osserviamo un particolare del discorso di rielezione tenuto nel 2012. Nello speech in questione è fin da subito potente il ricorso allo storytelling (l’introduzione con il richiamo temporale all’Indipendenza), e dopo qualche minuto il tono viene ‘alleggerito’ con un riferimento ironico legato alla richiesta di un cane da parte delle figlie della coppia presidenziale.

Storytelling efficace e ironia qui si muovono in perfetta sinergia, attraverso un richiamo breve ma sottile, capace di aumentare il livello di empatia dell’utente e il potere della visualizzazione sensoriale (quella presentata da Obama in pochissime parole è a tutti gli effetti una scena familiare che moltissime persone hanno vissuto).

  • Il richiamo sensoriale: non c’è ricorso efficace allo storytelling, soprattutto in un’occasione di public speaking, senza un richiamo alla sfera sensoriale. Ce lo insegna la PNL con i sistemi rappresentazionali (visivo, uditivo, cinestetico), che devono essere ripresi nel linguaggio per rendere la propria comunicazione mirata e adatta alle caratteristiche del soggetto che si ha davanti.

Sempre da Obama possiamo imparare l’importanza di questa regola, facendo nuovamente riferimento al discorso di ringraziamento del novembre 2012. Dal settimo minuto in poi è possibile riscontrare una ripetizione quasi anaforica di richiami alla sfera sensoriale, con un’attenzione specifica all’ambito uditivo e a quello visivo.

Il ricorso allo storytelling nelle occasioni di public speaking non può più prescindere dall’attenzione a regole come queste: i destinatari sono utenti di una sfera mediatica che propone continuamente il motivo della narrazione, e proprio per questo è necessario concentrarsi sulla qualità dei contenuti per riuscire a distinguersi e a conquistare definitivamente il consenso dell’uditorio.

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Autore: MisterMedia - Nicola Bonaccini
Esperto in Comunicazione Efficace presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Coordinatore e responsabile della progettazione dei percorsi formativi in Comunicazione Pubblica e Competenze Comunicative presso la SNA – Scuola Nazionale dell’Amministrazione e professore a contratto in Comunicazione e Media presso l’Università di Roma “Foro Italico” Insegna tecniche di Public Speaking e Media Training presso SIOI (Ministero degli Affari Esteri) ed è Direttore didattico del Master in Comunicazione politica e istituzionale di Eidos Communication. Membro del Comitato Accademico dell’Istituto di Alti Studi Strategici e Politici per la Leadership (IASSP) ha formato personalmente profili che spaziano dai rappresentanti ONU (World Food Program) allo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, dal Ministro al Presidente di Commissione, dall'imprenditore al manager. Esperto in progettazione di attività di formazione delle risorse umane ha realizzato interventi per numerose aziende ed istituzioni tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Affari Esteri, l’Esercito Italiano, Telecom Italia, Hewlett Packard, ENI, INAIL, Enel Ferrero. Recentemente ha progettato e partecipato al team didattico del corso di specializzazione per gli addetti stampa dell’Università Commerciale L. Bocconi di Milano.