Public speaking: tre errori su cui cadono anche i migliori

public speaking bonacciniSi dice spesso che nel public speaking la prima impressione sia quella che conta e che i risultati da essa portati in luce siano difficili da modificare. La prima impressione ha un ruolo senza dubbio importante, ma è necessario tenere sempre alta l’attenzione sulla tecnica per evitare d’incorrere in errori in grado di rovinare un percorso di personal branding e la chiarezza dei contenuti.

Anche i più esperti possono sbagliare soprattutto in un contesto come il public speaking, caratterizzato da momenti di tensione emotiva non indifferente e non sempre prevedibili.

Ecco tre errori sui quali “cadono” anche i migliori, corredati da consigli per evitarli.

  • Gli intercalari: gli intercalari (le sequenze sonore come “ahm” ed “ehm” che vengono inserite in un discorso molte volte in maniera del tutto casuale) sono un errore da evitare assolutamente in un contesto di public speaking, prima di tutto perché possono denotare poca confidenza con l’argomento. Per avere un’idea efficace della loro influenza negativa su un discorso basta rivedere quello di Renzi al Digital Venice, salito agli onori della cronaca non solo per l’inglese maccheronico, ma anche per la presenza di queste fastidiose emissioni sonore.

Cosa fare per non incorrere in scivoloni di questa natura? Esercitarsi periodicamente a parlare con una penna tra i denti, in modo da non perdere confidenza con la fluidità. Un discorso efficace è anche questione di piccoli accorgimenti di allenamento fisico!

renzidvi

  • La sistemazione dei fogli e del microfono: impiegare i primi secondi di un’occasione di public speaking per sistemare fogli e microfono è un errore non macroscopico come quello che abbiamo ricordato nel punto precedente, ma senza dubbio da evitare per non far passare un’idea di superficialità nella preparazione e di poca attenzione al rapporto con la platea.

Un esempio per capire meglio quanto abbiamo appena ricordato può essere riscontrato nella conferenza stampa che Maria Elena Boschi e Marianna Madia hanno tenuto lo scorso 20 giugno. Il principio di questa occasione mediatica ha visto la titolare del dicastero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione impiegare più di 10 secondi nella sistemazione di fogli e microfoni, saltando quel passo nodale che è il contatto visivo iniziale con l’uditorio, fondamentale per creare le basi di un’interazione efficace.

public speaking

  • Il controllo delle informazioni sul momento: il public speaking efficace si basa anche e soprattutto sull’esternazione di una padronanza totale dell’argomento del discorso. Questo significa che controllare sul momento particolari sui quali si nutrono dubbi è un errore da evitare assolutamente, in quanto in grado di rompere l’importante rapporto di fiducia tra speaker e platea, che vede nel primo polo un punto di riferimento per l’erogazione di contenuti chiari e padroneggiati con competenza tecnica.

Un riferimento utile per capire questo punto arriva sempre dalla conferenza del 20 giugno, durante la quale Maria Elena Boschi ha sfogliato alcuni documenti davanti ai giornalisti in quanto non ricordava un nome nell’elenco delle deleghe conferite ai vice ministri. Per evitare questo errore c’è solo un consiglio da seguire, ossia quello di esercitarsi il più possibile nella ripetizione dei contenuti chiave (tempo permettendo!) in modo da evitare vuoti di memoria.

La buona comunicazione vede nella capacità di parlare bene in pubblico un elemento fondamentale, perseguibile tenendo conto del fatto che anche se si è esperti è possibile sbagliare e che è necessario non abbassare mai la guardia. Basta ricordare che la platea che ha davanti chi ha già confidenza con il public speaking si aspetta di più e osserva anche i minimi particolari tecnici!

LEGGI ANCHE:

Media training: la politica della scrivania piena

 



Autore: MisterMedia
Esperto in Comunicazione Efficace presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Coordinatore e responsabile della progettazione dei percorsi formativi in Comunicazione Pubblica e Competenze Comunicative presso la SNA – Scuola Nazionale dell’Amministrazione e professore a contratto in Comunicazione e Media presso l’Università di Roma “Foro Italico” Insegna tecniche di Public Speaking e Media Training presso SIOI (Ministero degli Affari Esteri) ed è Direttore didattico del Master in Comunicazione politica e istituzionale di Eidos Communication. Membro del Comitato Accademico dell’Istituto di Alti Studi Strategici e Politici per la Leadership (IASSP) ha formato personalmente profili che spaziano dai rappresentanti ONU (World Food Program) allo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, dal Ministro al Presidente di Commissione, dall'imprenditore al manager. Esperto in progettazione di attività di formazione delle risorse umane ha realizzato interventi per numerose aziende ed istituzioni tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Affari Esteri, l’Esercito Italiano, Telecom Italia, Hewlett Packard, ENI, INAIL, Enel Ferrero. Recentemente ha progettato e partecipato al team didattico del corso di specializzazione per gli addetti stampa dell’Università Commerciale L. Bocconi di Milano.
Il sito utilizza i cookies e alcuni dati per migliorare la tua user experience