Public Speaking: i segreti dei professionisti italiani a TED

Lo stile degli anni Novanta è finito? Te le ricordi quelle presentazioni (public speaking) in cui ci si ritrovava dietro un leggio, col pulsante del proiettore in mano a far scorrere sullo schermo slide in successione? Ah lo fai ancora? Ahi ahi ahi!

Per capire come va fatta una presentazione oggi, come si imbastisce uno speech memorabile, abbiamo analizzato alcuni dei migliori interventi tenutisi al TED, in questi anni.

Quella del TED è un’organizzazione non profit nata nel 1984 nella Silicon Valley, con l’obiettivo di di comunicare “idee che vale la pena diffondere”. Negli anni, in virtù del suo successo, si sono diffusi i TED talks; occasioni di public speaking con le linee guida di sempre ma localizzate in tante parti diverse del mondo.

E sono questi ultimi che ci interessano perché spesso hanno avuto sede anche in Italia.

Le regole del public speaking nell’epoca dei social

Dagli anni ’90 a oggi, molte cose sono cambiate. Qualcuno direbbe che non siamo più abituati a uno studio lineare. Leggiamo pochi libri su carta ma continuiamo a leggere tanto in rete. C’è di diverso che in Internet abbiamo la possibilità di selezionare, scegliere quello che ci piace di più e approfondire mediante i link e i collegamenti ipertestuali.

Allora, un buon public speaking deve seguire le stesse regole. Vediamole nello specifico:

  • Concentrarsi su un messaggio principale. Pensare alla propria presentazione come se, alla fine, dovesse risultare riassumibile in un solo paragrafo; anzi, addirittura in una frase! Quante volte, nell’approcciarci a un discorso pubblico, siamo stati travolti dalle idee, dalle cose che avremmo voluto comunicare, risultando alla fine lunghi, dispersivi e addirittura… noiosi? Un solo concetto da comunicare, su tutti, impone ordine. Ci aiuta a strutturare il nostro pensiero per step successivi. In questi casi, l’aiuto viene da carta e penna, grazie ai quali prepararsi disegnando una mappa mentale dell’intervento che vorremmo fare. Partendo da un concetto principale, muovendosi in tante direzioni diverse, rilevandone criticità e punti di forza.  È così che funziona il nostro cervello e la mappa è un supporto visuale importantissimo per qualsiasi public speaking di successo.
  • Lo storytelling è ciò di cui tutti parlano in rete, perché le narrazioni servono ad avvicinare le aziende ai consumatori. Le buone storie, così come gli speech venuti bene sono, in genere, quelli in cui si è riusciti a mettere un pezzo di sé, a emozionare chi ci ascolta. Condividere con gli altri un episodio della propria vita o un’esperienza personale, dà un valore aggiunto al proprio intervento. Perché aiutiamo chi ci ascolta a mettersi nei nostri panni, a vedere come concreta e realistica la situazione di cui parliamo. Una connessione emotiva che attiva l’attenzione del nostro pubblico. Un elemento fondamentale per portare chi ci ascolta a ricevere il nostro messaggio.
  • Il potere di attivare energie positive. Difronte a un pubblico siamo tutti, più o meno, tesi e presi dall’ansia. C’è la paura di sbagliare e quella di esporsi pubblicamente davanti a tante persone. Tutto ciò non è nulla di strano, siamo umani, ma questo non vuol dire che non possiamo attivarci per contrastare la negatività. In che modo? Opponendo ai pensieri negativi quelli positivi. La paura di fallire si alimenta con pensieri che ci vedono proiettati verso il fallimento e l’errore. Il nostro cervello non riesce a distinguere questi scenari che ci auto somministriamo da qualcosa di reale. Per questo va in allarme, alimentando la tensione e producendo ulteriori previsioni negative. A tutto questo, stop! con, al contrario, pensieri e previsioni positive.
  • Il nostro public speaking va interpretato utilizzando un tono diverso capace di adeguarsi ai diversi momenti del discorso. Quando ci si prepara a parlare in pubblico, è bene sottolineare quei concetti fondamentali che richiederanno di essere interpretati con più enfasi. Questo ci risulterà davvero utile. Infatti, da una parte, il nostro tono di voce eviterà di risultare monotono e poco attraente. Dall’altra, riusciremo a utilizzare la voce per sottolineare i passaggi chiave, quelli che la nostra audience dovrà seguire con maggiore attenzione.
  • Un public speaking memorabile necessita di un gran inizio e una gran fine. I primi momenti sono i più duri da affrontare in un’occasione pubblica. Abbiamo accumulato un bel po’ di tensione e sappiamo di giocarci tutto in quel frangente iniziale. Dobbiamo cercare di risultare interessanti da subito, perché è lì che chi abbiamo difronte cercherà di stabilire se meritiamo di essere seguiti o meno. Come iniziare bene? Leggi quello che dicevo al punto 2; una storia o un aneddoto personale costituiscono un’ottima base di partenza. E per il finale? I consigli sono due. Cerca di finire in modo simmetrico rispetto all’inizio, sintetizzando tutti passaggi salienti affrontati. E poi non dimenticare la call to action finale: nel gergo del marketing, la chiamata all’azione serve a finalizzare qualsiasi attività promozionale in un ritorno utile all’emittente.

Come consiglio extra guarda anche questo video di un TED talk svoltosi a Bologna nel 2016. A parlare è il vicepresidente dell’Ordine Psicologi della Lombardia, Luca Mazzucchelli e il suo, è uno degli speech ad avere accumulato più visualizzazioni su Youtube. Riesci a individuare i nostri consigli nel suo talk?