Public speaking: dimmi come parli in inglese e ti dirò chi sei

Il public speaking è un ambito in cui capita spesso di doversi esprimere in inglese ed è, quindi, importante prepararsi in maniera adeguata. I nostri politici, e alcuni uomini d’azienda, rappresentano un punto di riferimento molto interessante per comprendere quali possono essere i passi falsi da evitare e cosa invece è giusto fare.

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Le nostre pillole della giornata vogliono approfondire proprio questo aspetto, e cercare d’inquadrare in maniera immediata qualche consiglio per evitare brutte figure.

  • Parla solo in inglese: inserire parole italiane in un discorso in inglese è un errore da evitare, soprattutto in un contesto di public speaking caratterizzato da un’alta visibilità internazionale. A tal proposito viene subito in mente il discorso che Matteo Renzi ha tenuto ieri durante il Digital Venice. Il Premier ha raccontato la storia di Antonio Meucci mettendo in campo un inglese “condito” da numerosi termini in italiano, la cui presenza può essere vista come un fattore profondamente negativo per il personal branding.

  • Fai attenzione alla pronuncia: prendendo spunto sempre dall‘occasione di public speaking che ha visto ieri Renzi protagonista assoluto è possibile parlare dell’importanza della pronuncia. Esternarne una perfetta può non essere sempre possibile: per evitare scivoloni poco utili all’immagine (i numerosi “olzo” del discorso del Premier a Venezia sono un esempio molto efficace) può essere utile provare diverse volte il discorso, in modo da automatizzare alcuni dettagli di dizione.

  • Evita il tono teatrale: il momento di public speaking che ha portato l’inglese di Renzi al centro dell’attenzione è stato paragonato a un illustre precedente, ossia lo spot in inglese maccheronico che ha visto (ormai sette anni fa) l’allora ministro Francesco Rutelli promuovere un portale dedicato al turismo in Italia. In entrambi i casi è possibile individuare un tono eccessivamente teatrale, che non riesce però a mascherare la poca confidenza con la lingua. Questa impostazione rappresenta un altro errore nella gestione del rapporto tra public speaking e inglese, dal momento che fa passare l’idea di un approccio poco tecnico al discorso e all’interazione con l’utenza.

  • Attenzione ai gesti: la gestualità marcata rappresenta una caratteristica distintiva della cultura italiana. Nel public speaking in inglese può non essere una scelta indovinata proprio perché ci si rivolge a una platea internazionale, in molti casi incapace di percepire le valenze significative dei singoli gesti. Il discorso tenuto ieri da Renzi a Venezia è stato caratterizzato da un ricorso molto frequente alla gestualità (aspetto che è parte integrante del suo approccio alla platea) che non ha certo migliorato il livello generale della situazione.

Saper tenere un discorso in inglese è ormai necessario sia nel mondo politico sia in quello aziendale. Quando la conoscenza della lingua non è ai massimi livelli – situazione che in ogni caso dovrebbe essere evitata – possono venire in aiuto alcuni trucchi, utilizzabili nel public speaking, come l’esercizio continuo sulla fluency e la capacità di gestire con accortezza anche i singoli dettagli fisici del rapporto con una platea culturalmente composita.

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Autore: MisterMedia
Esperto in Comunicazione Efficace presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Coordinatore e responsabile della progettazione dei percorsi formativi in Comunicazione Pubblica e Competenze Comunicative presso la SNA – Scuola Nazionale dell’Amministrazione e professore a contratto in Comunicazione e Media presso l’Università di Roma “Foro Italico” Insegna tecniche di Public Speaking e Media Training presso SIOI (Ministero degli Affari Esteri) ed è Direttore didattico del Master in Comunicazione politica e istituzionale di Eidos Communication. Membro del Comitato Accademico dell’Istituto di Alti Studi Strategici e Politici per la Leadership (IASSP) ha formato personalmente profili che spaziano dai rappresentanti ONU (World Food Program) allo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, dal Ministro al Presidente di Commissione, dall'imprenditore al manager. Esperto in progettazione di attività di formazione delle risorse umane ha realizzato interventi per numerose aziende ed istituzioni tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Affari Esteri, l’Esercito Italiano, Telecom Italia, Hewlett Packard, ENI, INAIL, Enel Ferrero. Recentemente ha progettato e partecipato al team didattico del corso di specializzazione per gli addetti stampa dell’Università Commerciale L. Bocconi di Milano.
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