Manifesti che passione – dalle origini al ’68

anni-40-41Gli spazi radiofonici e giornalistici sono sempre troppo ridotti,  le televisioni un privilegio per pochi, da sempre i politici si concentrano sulla propaganda muraria capace di raggiungere gli individui e le masse, gli analfabeti e gli intellettuali. Slogan manifesti e santini elettorali entrano nelle nostre vite a scadenze più o meno fisse, a sessanta anni dalle nostre prime elezioni, quanto sono cambiati i messaggi e i metodi della comunicazione politica ?

Il nostro “viaggio” parte dalle elezioni legislative del 1948.
Gli italiani hanno già scelto forma istituzionale e la Costituzione è gia in vigore dal 1 gennaio, alle elezioni di aprile la Democrazia Cristiana trionferà contro il Fronte Popolare (PCI-PSI).

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E’ una forte scelta di campo da parte dell’elettorato italiano che ha dovuto optare tra due modelli politici e programmatici completamente opposti.

Ad aiutare la vittoria della DC, un’imponente sforzo economico: oltre cinque milioni di copie dei suoi 14 diversi manifesti, più 38 milioni di volantini: immagini evocative e  slogan tipo “Coltello tra i denti, colbacco in testa è lui che aspettate?” per presentare l’avversario portatore di istanze totalitarie e “sovietiche”

Il Fronte Popolare dal canto suo aveva giocato sulla difensiva cercando di stimolare maggiormente il lato razionale che non quello emotivo dell’elettore: materiale propagandistico con un testo più ricco, meno immagini e la figura dell’eroe Garibaldi stagliata su una stella rossa come garanzia di lotte sociali.

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Venti anni dopo, nel 1968 con un salto spazio/temporale siamo negli Stati Uniti; l’impasse della guerra del Vietnam rende incandidabile l’uscente Lindon Jonson, vince Nixon, ma le le elezioni appaiono falsate dall’assassinio di Robert Kennedy.

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Il candidato favorito Bob Kennedy è stato ucciso sotto gli occhi e gli obbiettivi della stampa mondiale, pochi giorni dopo anche il suo assassino verrà ammazzato davanti ai fotografi ; quelle immagini rimarranno stampate sulle prime pagine dei giornali durante tutta la campagna elettorale e oltre;  saranno le elezioni con la maggiore pressione mediatica di sempre.

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Democratici e Repubblicani si giocano tutto sulla scelta “Vietnam si Vietnam no”: c’è chi dice che si sta perdendo, Nixon ostenta sicurezza e vince le elezioni, almeno quelle.

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Anche in Italia la scena politica è compromessa dalla scomparsa del protagonista, Aldo Moro, il presidente uscente è stato rapito e ucciso dalle Brigate Rosse; lo Stato trema, si vota il 5 novembre 1968 e la Democrazia Cristiana continua a fare la parte del leone con dodici milioni e mezzo di elettori, seguita dal partito comunista con otto milioni e mezzo di voti e dal partito socialista scelto da cinque milioni e mezzo di persone.

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Si susseguiranno i governi di Rumor, di Colombo e il primo di Andreotti, sono gli anni di piombo e della lotta di classe, ma anche di carica creativa e spirito innovativo.

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I Muri di Roma, Milano, Bologna e di tutta la penisola sono tappezzati di messaggi elettorali, manifesti anche non autorizzati che sponsorizzano politici, movimenti di pensiero e fazioni estreme.






Autore: Irene Bertucci
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