L’ iconografia elettorale dopo la guerra fredda: dal simbolo all’uomo

bolscev-170x2502In tempo di guerra fredda la dialettica politica verte principalmente sulla contrapposizione ideale tra il blocco Occidentale/Americano/Liberista e quello Sovietico/Socialista/Comunista. Su manifesti e cartelloni il tema più frequente è la demonizzazione dell’avversario sabotatore e liberticida.

In Italia questa contrapposizione è particolarmente forte per via della posizione strategica, per i legami intensi con gli Stati Uniti, per la presenza dello Stato Vaticano e del PCI, il più grande Partito Comunista d’ Europa.

La paura di una nuova guerra o di nuove di dittature divide il popolo tra centro e sinistra; temi etici, lotte sociali, progresso e boom economico sono i cavalli di battaglia dei principali partiti.

La Perestroika e la caduta del Muro di Berlino segnano un punto di svolta, non c’è più una netta contrapposizione tra i due blocchi, Reagan e Gorbaciov si stringono la mano: il nemico non c’è più, è diventato ormai semplicemente un avversario politico.

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La propaganda cambia radicalmente : diviene centrale la figura del candidato fin’ora accantonata a favore di simboli e icone che che meglio suggerissero l’ideologia che il partito intendeva veicolare.

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Reagan, Gorbaciov, Margareth Tatcher e Bettino Craxi sono il nuovo che avanza rappresentano la centralità dell’uomo rispetto al simbolo; gli elettori non hanno più bisogno di aggrapparsi disperatamente ad una bandiera, adesso le ideologie vengono interpretate e personalizzate dai protagonisti in cui l’elettorato può immedesimarsi.

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Le immagini stesse cambiano, l’uomo politico è rappresentato in atteggiamenti rilassati e con un sorriso aperto simbolo di ottimismo, e trovano i loro corrispondenti nelle campagne presidenziali Usa.



Autore: Irene Bertucci
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