Intervista al consulente politico Marco Cacciotto

Marco Cacciotto è consulente e analista politico e docente del Master in Consulenza Politica e Marketing elettorale di Eidos Communication

                                                               

Dott. Cacciotto, qual è il consiglio per chi vuole intraprendere questa professione?

La conoscenza della comunicazione da sola non è sufficiente, non più. Occorre conoscere le dinamiche della politica, comprenderne il linguaggio, studiare i sistemi elettorali e prendere in considerazione aspetti che apparentemente appaiono scollegati da una semplice campagna ma che richiamano al contesto, ai valori, a ciò che chiedono gli elettori. Occorre studiare.

Quando nasce la figura del consulente politico?

La nascita della consulenza politica moderna coincide con l’era dei media ma i primi professionisti delle campagne elettorali erano già attivi negli anni Trenta del secolo scorso. l’era dei pionieri.

La consulenza politica può essere suddivisa in 4 differenti ere:

  • L’era dei pionieri: gli “Early movers”. Erano principalmente professionisti provenienti dal mondo delle relazioni pubbliche e delle scienze sociali.

  • L’era della televisione: da Kennedy a Ronald Reagan. Ha inizio con gli anni Sessanta e si estende fino al termine degli anni Ottanta, coincide, infatti, con la perdita di importanza degli apparati di partito e la complessità dei mezzi di comunicazione che spinge candidati e partiti a rivolgersi a consulenti in grado di affrontare il “gap tecnologico”.

  • L’era dello Spin: Clinton e la War Room. La terza fase della consulenza ha inizio con gli anni Novanta e con la globalizzazione della consulenza politica legata ad una nuova generazione di professionisti. La televisione viene affiancata in misura crescente da internet e ha inizio la digitalizzazione dei media già esistenti. Caratteristiche vincenti del modello della War Room, sono la centralizzazione delle funzioni decisionali, l’acquisizione delle competenze necessarie e la capacità di rispondere in tempi brevi alle mutate contingenze della competizione elettorale.

  • La nuova era: Fast Politics. Le elezioni presidenziali del 2012 negli Stati Uniti hanno segnato l’ingresso in una nuova era della consulenza politica (e della comunicazione politica) che può essere definita della “Fast Politics”: notizie 24 ore su 24, uso della gran mole di dati prodotti dai cittadini attraverso i media digitali per classificare meglio gli elettori e personalizzare la comunicazione, campagne incentrate sui candidati che diventano brand e protagonisti di un intreccio narrativo, trasmissione istantanea dei messaggi, ma allo stessi tempo riduzione della soglia di attenzione e della pazienza dei cittadini. Una nuova era che richiede innovazione e nuove figure professionali.

Qual è oggi l’evoluzione delle campagne elettorali?

Stiamo assistendo ad una maggiore personalizzazione delle campagne, si creano staff e si cercano consulenti esterni per catturare nuovi elettori. In una campagna elettorale vivono 3 momenti importanti e distinti :

  • Conoscenza approfondita del contesto

  • Definizione di una strategia

  • Messaggio

Non esistono formule segrete ma all’interno di una campagna elettorale è importante avere una strategia efficace: scegliere i target\segmenti decisivi, scegliere gli elettori decisivi per vincere e elaborare messaggi efficaci attraverso l’uso dei sondaggi e l’analisi dei dati di ricerca. Gli elettori decidono ormai sulla base della comunicazione, del messaggio che si invia loro, non più solo in base al partito.

Per uno studente appassionato che vuole essere coinvolto nella politica, è più importante studiare a fondo i processi o far parte attivamente della vita politica?


E’ importante studiare i
processi politici, un consulente politico dovrebbe essere indipendente e non diventare un critico o un opinionista.
Una volta ad una conferenza internazionale mi chiesero “ Preferisci essere introdotto come un professore o come un consulente?” Io risposi, “mi può chiamare consulente quando vinco le elezioni e mi può chiamare professore quando le perdo.”
In Italia essere dei docenti è un vantaggio: quando si parla con un giornalista o un potenziale cliente si viene percepiti con autorevolezza e prestigio. Allo stesso tempo, c’è il rischio di esser visti come persone lontane dalla realtà e dedite allo studio. E’ una divario che andrebbe annullato.


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