Il Golden Boy di Obama è un blogger !

Tutto comincia da noi”. A venti mesi dalle elezioni presidenziali del 2012, il presidente degli Stati Uniti, Obama lancia online la campagna per ottenere il suo secondo mandato inaugurando un “claim” di sicuro effetto, rinnovando il sito web che porta il suo nome, pubblicando un video su Youtube e, soprattutto, aggiornando il proprio status su Facebook e Twitter.

Sam Graham-Felsen, ex Chief Blogger per Barack Obama rievoca gli aspetti fondamentali del successo e gli effetti sul contesto politico americano, condividendo la sua visione sul futuro dell’attivismo politico “empowered” dalle nuove tecnologie di comunicazione disponibili online e in mobilità.

Quale momento migliore per rievocare l’impresa del 2008e tentare di comprenderne i segreti?

Come hanno reagito gli altri politici americani di fronte alla prova provata che Internet funziona per raccogliere soldi e voti?

«La reazione è stata sbarcare in massa in rete, luogo che avevano sistematicamente ignorato. Peccato però che ancora oggi la maggior parte di loro applichi  logiche vecchie in un contesto nuovo, perché non conversa ma adotta una comunicazione “dall’alto” e unidirezionale invece di  un rapporto genuino con i propri elettori».

Una strategia che si rivela opposta a quella tenuta dal New Media Team messo in piedi da Obama nel 2008: uno staff di ben 100 persone che non usava la rete per gridare ai quattro venti “guardate quanto è grande Obama”, ma al contrario per dire alla gente “guardate quanto siete grandi voi e che cosa potete fare”, quindi per fornire loro gli strumenti necessari a conversare, organizzarsi e partecipare concretamente alla vita politica del Paese». Il tutto nell’ottica di instaurare una conversazione bidirezionale e trasparente tra il candidato e la sua “base” elettorale”.

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Conversazione che può avere luogo solo se si è capaci di produrre contenuti di valore intorno a cui abilitare il confronto: «Si è parlato molto del fatto che, grazie alla rete, abbiamo raccolto 500 dei 700 milioni di dollari necessari a sostenere la campagna elettorale, o che gestivamo una mailing list da decine di milioni di nomi. Nessuno sembra però aver realmente capito – sottolinea Sam – che non avremmo mai avuto tanta partecipazione se non fossimo stati in grado di raccontare storie capaci di ispirare le persone, di spingerle a impegnarsi e a restare impegnate». E che ci siano riusciti lo conferma un dato su tutti: di 3,2 milioni di donatori online intervenuti a sostegno di Obama, la media ha dato più di due volte. Chiaramente un modo per sentirsi parte del processo e ribadire in più occasioni il proprio sostegno.

Vale tuttavia la pena ricordare come diversi osservatori abbiano espresso perplessità rispetto al ruolo della rete nel successo elettorale di Obama, in genere citando la possente campagna di “comunicazione tradizionale” (spot tv, pubblicità sui principali giornali on e off line, ecc.) lanciata a sostegno del futuro presidente e pagata fior di dollari.

Graham-Felsen taglia corto: «Semplicemente, non saremmo mai arrivati in televisione senza l’enorme sostegno economico avuto attraverso Internet». Insomma, la campagna elettorale tradizionale c’è stata, è servita, ma è stata resa possibile anche e soprattutto da quella in rete.

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C’è  chi accusa Obama di aver voltato le spalle alla community online dopo la sua elezione, vedendo in ciò anche le ragioni della sconfitta sua e dei Democratici nelle elezioni di medio termine. Secondo Graham-Felsen, «in quel caso il presidente non ha replicato il successo del 2008 perché ha cambiato approccio alla comunicazione online e si è giustamente circondato di consiglieri dalle strategie più tradizionali, i quali comprensibilmente vedono la mobilitazione della base attraverso Internet con una certa apprensione».

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Sam Graham-Felsen di azzarda una previsione su come le nuove tecnologie influenzeranno il processo elettorale nel  futuro: «Credo che le elezioni del 2012 saranno caratterizzate dall’affermazione di servizi mobile che consentiranno alle persone di fare attivismo ovunque esse si trovino», è la sua risposta. Ad esempio sistemi di geolocalizzazione come Foursquare che ci avviseranno in tempo reale «della vicinanza di un elettore indeciso e interessato a saperne di più sul nostro candidato». L’importante è comprendere che – conclude – «Domani come ieri non saranno le tecnologie, ma le persone che le usano per cambiare lo status quo a fare ancora una volta la differenza».



Autore: MisterMedia
Esperto in Comunicazione Efficace presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Coordinatore e responsabile della progettazione dei percorsi formativi in Comunicazione Pubblica e Competenze Comunicative presso la SNA – Scuola Nazionale dell’Amministrazione e professore a contratto in Comunicazione e Media presso l’Università di Roma “Foro Italico” Insegna tecniche di Public Speaking e Media Training presso SIOI (Ministero degli Affari Esteri) ed è Direttore didattico del Master in Comunicazione politica e istituzionale di Eidos Communication. Membro del Comitato Accademico dell’Istituto di Alti Studi Strategici e Politici per la Leadership (IASSP) ha formato personalmente profili che spaziano dai rappresentanti ONU (World Food Program) allo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, dal Ministro al Presidente di Commissione, dall'imprenditore al manager. Esperto in progettazione di attività di formazione delle risorse umane ha realizzato interventi per numerose aziende ed istituzioni tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Affari Esteri, l’Esercito Italiano, Telecom Italia, Hewlett Packard, ENI, INAIL, Enel Ferrero. Recentemente ha progettato e partecipato al team didattico del corso di specializzazione per gli addetti stampa dell’Università Commerciale L. Bocconi di Milano.
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