Gli spin doctor esistono già dall’antica Roma, e la conferma porta il nome di Cicerone

Corre l’anno 63 a.C., Marco Tullio Cicerone è in corsa per l’elezione al consolato. Il fratello, Quinto Tullio Cicerone, scrive un vero e proprio manuale – Commentariolum petionis –  in cui spiega, passo dopo passo, cosa bisogna fare e soprattutto cosa bisogna dire per conquistare la fiducia degli elettori. Nel formulario, Quinto infila uno via l’altro una serie di consigli che uno spin doctor di oggi potrebbe tranquillamente riproporre.  L’autore scrive che è necessario che il candidato adatti il suo aspetto e il suo volto al modo di sentire e volere di chi incontra.

La parola è ritenuta un semplice strumento per convincere gli elettori e di conseguenza ogni promessa è lecita, purché raggiunga il suo scopo. La conquista del voto dipende dalla promessa di benefici, dalla speranza e dalla simpatia che si riesce a suscitare in coloro che debbono depositare il loro voto nelle urne. E per raggiungere questo obiettivo, tutto è lecito. Cicerone consulente scrive: “La gente (la folla), infatti, non vuole soltanto che si facciano delle promesse ma che queste siano fatte onorevolmente. Ciò che intendi fare, dichiara che lo farai diligentemente e volentieri. Ciò che non sei in grado di fare, o rifiutalo amabilmente, o non rifiutarlo”.

Da tenere a mente un’altra importante analisi che Quinto riporta tra i capitoli del volume:“Tamen videatur in paucorum mensium negotio posse simulato natura vincere.”  E’ chiaro che ciò che conta di più è la naturale disposizione.  Ma in un contesto limitato a qualche mese (come la campagna elettorale), il simulare può avere la meglio su tutto il resto. La simulatio, perciò, può essere più incisiva dell’indole naturale, e così la pensa anche Machiavelli quando nel Principe ricorda come il governante debba essere gran simulatore e dissimulatore.

Chiaro che, oggi come allora – in circa 2000 anni di campagne elettorali –  non si governa senza consenso, non si vincono le elezioni senza convincere la maggioranza degli elettori, ma soprattutto non si vince senza una strategia.

 



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