Fake News: la falsificazione di una notizia si può davvero considerare come “artiglieria” innovativa?

 La falsificazione, usata come strumento per modificare la percezione, ha radici molto antiche.

Circa un secolo fa, nel 1917, durante la Prima guerra mondiale, sulla stampa inglese si cominciò a parlare di “German Corpse Factory”, ovvero della fabbrica nella quale i soldati tedeschi avrebbero trasformato in sapone il grasso dei cadaveri dei caduti.

Circolavano anche foto che però non mostravano alcunché se non corpi senza vita ammassati su un treno.

Questo genere di falsificazione fu un’idea di un ufficiale dei servizi segreti britannici, John Charteris, che innescò l’offensiva diffamatoria accusando i nemico di “Kadaververwertungsanstalt”: letteralmente “la fabbrica del riutilizzo dei corpi”.

L’ufficiale britannico, trovandosi sulla scrivania alcune foto di numerosi cadaveri dei  soldati ed altre immagini che ritraevano alcune carcasse di cavallo (queste probabilmente destinate ad una fabbrica di sapone), ebbe l’intuizione di sostituire le didascalie delle due immagini e di procedere alla falsificazione.

La foto dei cavalli riportava la parola “cadavere”, e secondo quanto riferito da Charteris, “la didascalia era stata trasposta sulla foto che mostrava i morti tedeschi, e la fotografia era stata inviata a un giornale cinese a Shanghai”.

Gli obbiettivi della falsificazione erano differenti: denigrare gli avversari, compattare l’opinione pubblica contro l’esercito tedesco e chiaramente sollevare la rabbia dei soldati inglesi nei confronti di quelli teutonici.

La falsificazione era stata impiantata nella piena consapevolezza che sarebbe stata seguita dai giornali europei e che avrebbe generato diffusi sentimenti horror e anti-tedeschi. Al suo ritorno in Gran Bretagna, Charteris ha negato di aver fatto alcun tipo di falsificazione.

In che cosa dunque i moderni Troll si differenziano da John Charteris?

Solo nella potenza di fuoco. Un secolo fa, come anche trent’anni fa, costruire una notizia falsa di impatto mondiale richiedeva settimane di lavoro.

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Ogni passaggio andava pensato alla lettera, la campagna diffamatoria e di falsificazione non permetteva alcun tipo di errore. Se l’obbiettivo era denigrare il proprio nemico attraverso il potere dell’opinione pubblica, non si poteva lasciare al caso nemmeno il dettaglio più irrilevante.

Oggi invece le fake news possono essere prodotte al ritmo di migliaia al giorno, e spesso a generarle ci sono dietro dei sistemi automatizzati che, spacciandosi per utenti reali, inquinano la percezione del reale: se una falsificazione viene smascherata, ne rimangono molte altre. 

E la velocità della loro diffusione sul web è impressionante. 

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