Comunicazione Politica: come vincere la sfida del dibattito politico

In un mondo in cui la comunicazione si è fatta per lo più virtuale, il dibattito politico conserva ancora il suo valore specifico. Rimane, infatti, un momento decisivo della sfida tra i contendenti a una competizione elettorale.

Il confronto a viso aperto tra i candidati può ribaltare le sorti di uno scontro politico.  Ciò facendo emergere criticità fino a quel momento sopite o, al contrario, convincendo l’elettorato lì dove fino ad allora erano stati in maggioranza dubbi e incertezze.

L’Italia non vanta una grande tradizione di dibattiti politici. In questo, per buona parte, ci siamo formati guardando all’America, dove le regole del confronto democratico si affinano in vista degli scontri diretti. Nella terra di George Washington e Ronald Reagan, il dibattito politico, il confronto dal vivo tra due avversari, resta il momento apicale della corsa alla Casa Bianca.

Viene preparato con scrupolo e passione: su di esso si giocano la propria validità strategie elettorali e piani comunicativi. Diamo un’occhiata a quello che dibattiti come quelli tra Hillary Clinton e Donald Trump, hanno insegnato a ogni buon consulente politico.

Le regole della comunicazione in un gioco imprevedibile

Comunicare e parlare in pubblico sono tra le attività che vedono i politici impegnarsi fin dagli inizi del proprio percorso. Col tempo, infatti, abilità retoriche e relazionali si affinano forti di esperienze ed errori.

Eppure, comunicare dal vivo resta un aspetto cruciale dell’attività di un politico. Vuoi perché in gioco ci sono soprattutto le emozioni che, per loro stessa natura, sono spesso poco controllabili.

E vuoi perché nei dibattiti politici è la capacità dell’avversario, che può riuscire più o meno a mettere in difficoltà l’altro, ad avere un peso specifico nello scontro.

In questo, gli americani si dimostrano ancora una volta maestri e precursori.

Sono loro che hanno insegnato, un po’ a tutto il mondo, che i dibattiti vanno preparati riservandovi tempo e risorse. Gli step sono essenzialmente due:

  • svolgere un lavoro di ricerca che impegni diversi membri dello staff comunicazione e sia volto a recuperare informazioni che possano mettere in difficoltà l’avversario. Occorre passare al setaccio ogni sua dichiarazione in modo da mettere in luce eventuali contraddizioni o inesattezze. Questo consente di avere una solida base sulla quale muoversi, una manciata di assi nella manica da giocarsi nel momento opportuno;
  • allenare il candidato come in vista di un evento sportivo: da buon debater, egli avrà bisogno di uno sparring partner, qualcuno che sia in grado di replicare le caratteristiche oratorie e relazionali dell’altro. In questo modo ci si potrà preparare riuscendo, come in un role playing, ad avere qualcuno che faccia sentire l’altro nella stessa situazione emotiva e psicologica dell’incontro vero e proprio.

Non si vive di sola strategia

MisterMedia e il dibattito politicoLa parte imprevedibile di uno scontro diretto si gioca sulle emozioni che la situazione e gli avversari sono in grado di suscitare in chi vi partecipa.

Stile, contenuti e tempi dell’altro, in particolare, possono provocare aggressività o, al contrario, mettere all’angolo facendo risultare la linea comunicativa, quella concordata col proprio team, goffa e inattuale.

È un confronto che si gioca sull’equilibrio di emozioni che nascono in quel momento, dall’incontro di persone diverse tutte con altrettante emotività. Insomma, è tutto molto poco preventivabile se non, come dicevamo prima, tramite un lavoro preparatorio di squadra.

Un contendente con una personalità forte come Trump, ad esempio, è in grado fare bene ed emergere tra tanti ma, quando il confronto è in rapporto 1 a 1, le sue gaffes e la sua tendenza a strafare sono un pericolo reale.

Un’identità come quella di Hillary, al contrario, è molto più prevedibile e fa della tattica e della preparazione con un prezioso lavoro di ricerca alle spalle il suo punto di forza.

Nel suo caso è necessario riuscire a uscire dal personaggio che può risultare troppo impostato e distante.

Cerchiamo di estrapolare anche da qui alcune indicazioni utili per noi:

  • nessuno vuole un rappresentante duro e scontroso. In un dibattito, perciò, occorre sapere dosare sorrisi e simpatia, senza eccedere in battute che fanno felici, al più, i giornalisti. A volte, la miglior risposta a un colpo inaspettato e magari basso ricevuto dal proprio avversario, è quella serena che sa prendere le distanze da allusioni e provocazioni;
  • no all’aggressività o alle reazioni fuori controllo. Un candidato che aspiri a ricoprire una qualche carica istituzionale deve dimostrarsi in grado di sapere gestire le proprie emozioni, dimostrandosi in grado di tenere a bada nervosismo e noia. Tanti sono anche i casi, infatti, di candidati colti dalla telecamera a fissare l’orologio, impazienti.

Quello che insegnano i cugini d’oltreoceano è che una buona performance può contribuire a risollevare le sorti di un andamento incerto, ma una pessima figura, al contrario, può essere decisiva nell’affossare ogni aspirazione di vittoria.

Un ultimo appunto da tenere sempre presente: si vince col 51% di voti. Non occorre piacere a tutti ma essere in grado di parlare con efficacia al proprio elettorato.

In chiusura non dimenticate mai che l’improvvisazione può costare molto cara. Affidarsi a staff con poca esperienza o con scarsa preparazione tecnica può essere molto pericoloso. Basta un discorso scritto male o dati incerti per macchiare per sempre la reputazione di un esponente politico.

Per tutto il resto c’è MisterMedia.



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