Caso Hollande: appunti di Media Training

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Il caso Hollande può far esultare di orgoglio patriottico chi afferma che non di soli scandali italici vive il gossip politico, o far pensare al media training chi vuole andare più a fondo e cercare spunti utili per migliorare le proprie strategie di comunicazione.

Noi vogliamo far parte della seconda categoria e regalarvi una piccola rassegna di consigli di media training legati alla gestione dei contenuti inerenti la vita privata nel momento in cui entrano in una sfera istituzionale e pubblica.

Si tratta di un argomento decisamente ampio che non si può certo esaurire in poche righe. Dal punto di vista pratico è possibile però ricavare alcuni accorgimenti utili in diverse situazioni in cui si verifica quanto abbiamo sopra ricordato.

  • Emozione nelle giuste dosi: le dichiarazioni della compagna di Hollande, che si è ufficialmente detta “umiliata”, possono rappresentare una mossa di media training non vantaggiosa. Quando la vita privata di una personalità comunque istituzionale arriva sotto i riflettori e deve essere in qualche modo “raccontata” a chi non la conosce in maniera approfondita è bene mantenere una misura, in modo da evitare che l’emotività segni in maniera permanente il personale branding, incidendo anche sulla percezione di contenuti lontani da argomenti personali.

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  • La facoltà di non rispondere: nel corso della conferenza stampa per il rilancio del suo mandato Hollande ha ovviamente dovuto affrontare davanti al mondo le questioni inerenti la sua vita personale.
    La scelta esplicita di non rilasciare dichiarazioni sull’affaire Gayet può essere definita una strategia di media training performante, dal momento che il Presidente francese ha attuato un vero e proprio contrasto linguistico tra l’ambito politico ed elettorale e quello della vita privata, mettendo in campo numerosi termini connessi con quest’ultima sfera al fine di rendere ancora più potente e concreto il significato.
    Il ricorso al “no comment” categorico è, come abbiamo già ricordato, un’opzione quando si parla di media training di qualità. La scelta di non rilasciare affermazioni riguardo a un particolare avvenimento, soprattutto se inerente la vita privata o un processo di comunicazione di crisi, deve essere accompagnata dall’evidenza su contenuti che possano far passare comunque l’idea di un’attenzione nei confronti della vicenda e di tutto quello che ruota attorno ad essa.

Parlare della vita privata in maniera utile alla propria figura istituzionale è un’operazione di media training non certo semplice. Dal caso di Hollande possiamo ricavare gli spunti ai quali abbiamo appena fatto cenno, ma anche l’importanza di non “puntare il dito” contro gli avversari e di operarsi per ricordare la già citata differenza di piani tra la vita privata e quella istituzionale, aspetto concretizzato dai numerosi richiami al prossimo incontro a Washington con Barack Obama.



Autore: Irene Bertucci
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