Amministrative: campagna politica e scenario elettorale a Roma e Milano

Un focus sulla campagna politica e lo scenario elettorale delle amministrative di Roma e Milano.

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A Roma le elezioni amministrative hanno vissuto una campagna elettorale silenziosa. Pochi manifesti, poveri di slogan e messaggi da mandare ai cittadini, tanto da alimentare la leggenda metropolitana, tutta romana, del “gioco a perdere” tra i vari candidati a sindaco.

A conti fatti (seppur ancora parziali, in attesa dell’esito del ballottaggio), l’elezioni comunali di Roma hanno evidenziato come il centrodestra diviso non abbia alcuna possibilità di confrontarsi, in termini di voti, con il centrosinistra e il Movimento Cinque Stelle.

Virginia Raggi

La candidata favorita, Virginia Raggi, davanti ai giornalisti adotta una sorta di “tattica Boschi”, che funziona, ma declinata nella Capitale rappresenta “la ragazza per bene di Roma Nord”. Un inizio di campagna elettorale molto soddisfacente ma che va a calare nella parte finale: Di Maio presenta al posto suo la futura Giunta Capitolina e una presenza al confronto Sky TG24 dove viene contestata per il suo modo di fare da maestrina. Su i social, gli hashtag #irraggiamoli e #coRaggio risultano troppo ricercati, ma i competitor non riescono a infliggere il colpo finale e, tutto sommato, ne esce indenne. Vince la sfida delle affissioni sui bus.

Roberto Giachetti

Roma torna Roma è lo slogan principale di Roberto Giachetti, un messaggio che punta principalmente all’orgoglio dei cittadini romani. Le affissioni nei cartelloni pubblicitari sono senza il simbolo del partito, scelta che vuole certamente trasmettere discontinuità interna con il passato, macchiato dalle vicende di Mafia Capitale.

Boomerang l’idea di inizio campagna elettorale del generatore automatico di slogan, dove su ilmioslogan.robertogiachetti.it il candidato sindaco del centrosinistra invitava gli elettori e cittadini a comporre il proprio slogan per la campagna elettorale.

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Giorgia Meloni

“Qui ogni cittadino conta” è stato lo slogan di Giorgia Meloni, che sembra voler pescare tra l’elettorato grillino (uno vale uno).

Qui, il vero contrasto è tra la sua immagine angelica e slogan duri (“Questa è Roma”, che riporta in qualche modo al film 300), ma ad essere sbagliati sono i colori: un bianco che rende difficile cogliere l’attenzione del cittadino nel traffico, tra la fretta di tornare a casa e inviare messaggi whatsapp tra un semaforo e l’altro.

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Alfio Marchini

Discorso a parte meriterebbe Alfio Marchini. Per un mese, senza risparmiarsi e badare a spese ha scommesso tutto sul suo profilo civico, con un programma dettagliato in cento punti e lo slogan “Liberi dai partiti”. Salvo poi accettare l’appoggio di Silvio Berlusconi. Sacrificando tutto il suo lavoro sull’altare dell’alleanze.

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Elezioni Comunali, qui Roma

A conti fatti (seppur ancora parziali, in attesa dell’esito del ballottaggio), l’elezioni comunali di Roma hanno evidenziato come il centrodestra diviso non abbia alcuna possibilità di confrontarsi, in termini di voti, con il centrosinistra e il Movimento Cinque Stelle.

L’analisi del territorio di queste elezioni è totalmente nuova. Il Partito Democratico si è visto sorpassare in molte zone dove aveva, fino a poco tempo fa, il suo zoccolo duro di elettorato. Solo il centro storico e i quartieri benestanti scelgono Giachetti (+10% ai Parioli), mentre la periferia e i municipi più popolosi la Raggi.

Raggi avanti anche a Monteverde di circa 800 voti, il quartiere di Giachetti; a Ostia e Tor Bella Monaca supera il 41% delle preferenze.

Meloni raggiunge il suo miglior risultato a Tor Bella Monaca (25,61%) dove aveva scelto di chiudere la sua campagna elettorale, supera Giachetti anche nel V municipio (Pigneto, Centocelle e Prenestino), quartieri storicamente rossi. Ma non tiene il confronto in quasi tutti gli altri municipi.

Marchini bene nei quartieri Cassia, Flaminia (XV municipio) e Ostia (dove il 3 giugno ha chiuso la sua campagna elettorale). Fassina a Garbatella, Ostiense e Ardeatino.

Le preferenze in queste amministrative hanno subito un drastico calo, in questa tornata il primato se lo aggiudica De Vito con 6.451, poi Ghera 5.463 (4.943 nel 2013) e Onorato con 5.227 (4.107 nel 2013); numeri nettamente più bassi che non possono assolutamente competere con quelli delle scorse elezioni romane, quando la Belviso registrò 11.535 preferenze, a seguire Estella Marino con 9.417 e Tredicine a 8.063;

L’aumento dell’affluenza (106.376 votanti in più del 2013) e il netto calo delle preferenze è un dato sul quale si deve ragionare, soprattutto in previsione della nuova legge elettorale.

Milano

A Milano, invece, c’è un distacco di circa cinquemila voti tra i candidati delle due principali coalizioni. Qui i partiti anti-sistema non sono riusciti a bucare, ma intercettare i loro voti il giorno del ballottaggio sarà decisivo.

La regina delle preferenze è la Gelmini, che chiude a 11.990. Il dato è lontano dai 27.972 voti di Berlusconi del 2011, ma è sufficiente a staccare Matteo Salvini che conquista solo 8.025 preferenze (8.913 quelle che aveva ricevuto nel 2011). Dato che influirà nel momento della formazione di una futura giunta.

In termini di preferenze a Milano, come Roma, il Partito Democratico non riesce ad avere la meglio: solo terzo il capolista del Pd, Pierfrancesco Majorino, a 7.582 voti.

Se si pensa solo a qualche mese fa, quando il distacco tra i due era molto più evidente, il risultato conquistato da Parisi può essere considerato più soddisfacente di quello del suo avversario.

Al contrario di altre esperienze manageriali del passato, sia Sala che Parisi hanno saputo sfruttare entrambi le reali potenzialità del social network.

Stefano Parisi

Stefano Parisi ha cercato sin dall’inizio di creare un rapporto diretto con l’elettore, cercando di impostare un rapporto di dialogo organizzando momenti di botta e risposta, sulla scia di #matteorisponde. Sviluppando di conseguenza un alto livello di engagement, nonostante la pubblicazione di meno materiale rispetto agli altri candidati.

Beppe Sala

Beppe Sala, nel confronto social con il suo diretto avversario, risulta quello che condivide più contenuti sia sulla piattaforma Facebook, che su Twitter.

La forte incertezza sul risultato finale, in un certo modo ha costretto entrambi a convergere e confrontarsi su temi simili, al fine di convincere gli indecisi a schierarsi dalla propria parte.

Nei temi affrontati da Sala durante la campagna elettorale emerge al primo posto il problema della sicurezza, a seguire tasse e immigrazione.

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Mentre nell’analisi dei temi affrontati da Stefano Parisi, avanti a tutti il tema legato alla legalità, poi cultura, e infine anche qui nei primi posti troviamo il problema della sicurezza.

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Come si può notare, i nuclei dei due candidati rappresentano delle parole chiave abbastanza distinte tra loro. C’è una sovrapposizione solo sul tema della sicurezza, considerata da entrambe tema fondamentale e discusso anche in molti confronti televisivi, seppur con angolazioni diverse.

Gianluca Corrado e Basilio Rizzo

Discorso diverso per gli altri candidati: Corrado e Rizzo. Quest’ultimi due puntano sempre su prese di posizione su temi di carattere nazionale (#notrivelle, #iovotosi), e soprattutto Corrado contro il governo Renzi (#arrestatopd, #renziboschiacasa).

Attenzione alla famiglia, al problema dei rifiuti e mobilità sostenibile: sono questi i temi principali battuti da Corrado in campagna elettorale. Chi tra i due candidati al ballottaggio riuscirà ad avvicinarsi all’elettorato del Movimento Cinque Stelle, da qui al 19 giugno, sarà con molta probabilità il nuovo sindaco di Milano.


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Autore: Alessandro Misuri
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